Cornubianite a Idrogranato

Il primo riferimento noto al metamorfismo di contatto risale agli inizi del diciottesimo secolo, quando James Hutton osservò che, le rocce circostanti il granito di Glen Tilt (Perthshire, Scotland), tendevano a cambiare colore e struttura soprattutto in prossimità del granito stesso. All’epoca, tra Plutonisti e Nettunisti c'era un acceso dibattito sull'origine ignea o sedimentaria delle rocce granitiche, e il termine "metamorfismo" doveva ancora entrare nella terminologia geologica.
Agli inizi del diciannovesimo secolo iniziarono ad essere scoperte e descritte numerose rocce a contatto con intrusioni plutoniche, sia in Inghilterra che in altre località del mondo e furono coniati numerosi termini, spesso a carattere locale, per descrivere tali rocce. Nel 1857, Delesse introdusse il termine metamorfismo di contatto, termine ancora largamente utilizzato.

Harker nel 1889 introdusse il termine metamorfismo termico, per indicare il metamorfismo causato da un elevato calore, a condizioni di pressione atmosferica e in assenza di stress. Harker sosteneva che l’elevata temperatura potesse dipendere da numerosi fattori, e che in definitiva il metamorfismo di contatto poteva essere definito come un metamorfismo termico. Tyrrell (1926) considerava il metamorfismo di contatto un processo metamorfico peculiare di rocce a contatto con intrusioni ignee, in cui la deformazione era irrilevante e in cui il calore era predominante. Questo però non è del tutto vero, soprattutto nel caso in cui il metamorfismo di contatto sia associato a grandi intrusioni ignee capaci di deformare le rocce circonstanti (sia a livello superficiale sia profondo).

Per evitare ogni sorta di ambiguità, la SCMR (commissione per la classificazione delle rocce metamorfiche) ha proposto che il termine "metamorfismo termico" sia da sconsigliare e ha raccomandato di utilizzare il termine "metamorfismo di contatto"

Metamorfismo di contatto: Tipo di metamorfismo con estensione locale che interessa le rocce incassanti, o in prossimità, d’intrusioni ignee, in ogni tipo di ambiente geodinamico e con chimismo da basico a acido (Fig.1). La zona in cui avviene il metamorfismo di contatto è detta "aureola metamorfica", mentre le rocce derivanti da questo metamorfismo, sono dette rocce di contatto. Lo spessore dell’aureola di contatto varia da pochi millimetri fino ad alcuni chilometri ed è influenzata da molti fattori quali, volume dell’intrusione, temperatura del magma, presenza o meno di fluidi circolanti, tipo di roccia incassante ecc. L’intensità del metamorfismo di contatto decresce velocemente allontanandosi dall’intrusione.



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Fig.1: Sviluppo di un'aureola metamorfica di contatto attorno ad un corpo igneo granitico.



Cornubianiti
Il termine cornubianiti è un termine largamente utilizzato per idicare rocce metamorfiche compatte che si rinvengono nelle zone più vicine all’intrusione ignea. Il termine deriva da un’antica parola sassone per indicare rocce compatte e tenaci con frattura concoide (Leonhard, 1823). Anche il termine cornubianite è stato utilizzato nel tempo con diversi significati. Per alcuni indica rocce metamorfiche derivanti da sedimenti argillosi, per altri derivanti da sedimenti quarzo-feldspatici, mentre per altri può essere applicato a qualsiasi roccia di contatto di qualsiasi composizione. Per risolvere questi problemi la SCMR ha stabilito che il termine cornubianite vada utilizzato solo per indicare rocce di contatto contenenti abbondanti silicati+ossidi. Marmi di contatto o rocce bituminose non rientrano quindi nella classificazione.

Cornubianite: Roccia compatta di grana variabile (da fine a grossolana), costituita da silicati e ossidi in proporzioni variabili, con frattura concoide o subconcoide.

In base al protolite possiamo avere:

1) Facies delle cornubianiti ad albite-epidoto.
2) Facies delle cornubianiti a orneblenda.
3) Facies delle cornubianiti a pirosseno.
4) Facies delle sanidiniti.


Bibliografia



Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte da:
• E. WM. Heinrich (1956): Microscopic Petrografy. Mcgraw-hill book company,inc


Foto
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Cristalli di idrogranato immersi in una matrice a grana fine composta da fillosilicati e quarzo. Immagine a N//, 2x (lato lungo = 7mm)
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Cristalli di idrogranato immersi in una matrice a grana fine composta da fillosilicati e quarzo. Immagine a N//, 2x (lato lungo = 7mm)
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Cristallo di idrogranato immersi in una matrice a grana fine composta da fillosilicati e quarzo. Immagine a N//, 10x (lato lungo = 2mm)