Gabbro ad Augite

Gabbro: Roccia plutonica a grana grossa costituita essenzialmente da plagioclasio calcico, clinopirosseno e ossidi opachi.

Il termine gabbro fu usato per la prima volta dal geologo Italiano Tozzetti nel 1768 e fu poi ripreso del geologo Tedesco Leopold von Buch. Il termine deriva dalla località di Gabbro, un paese in provincia di Livorno, in Toscana. I gabbri sono costituiti da clinopirosseno (generalmente augite) e Ca-plagioclasio (labradorite-bytownite) con contenuti variabili dal 10% al 90%. Se si ha più del 95% di plagioclasio la roccia sarà una anortosite mentre se si ha più del 95% di pirosseno la roccia sarà una pirossenite. Si possono avere piccole quantità di ortopirosseno; se il contenuto di ortopirosseno è maggiore del 95% rispetto al totale dei pirosseni, allora la roccia è chiamata norite; varietà intermedia sono dette gabbronoriti.
I gabbri possono contenere anche piccole quantità di olivina (olivin-gabbri), anfibolo (gabbri a orneblenda) e biotite. Il contenuto di quarzo non supera mai di solito il 5%, anche se sono note varietà in cui il quarzo supera il 5% (quarzo-gabbri o monzogabbri). Si può avere infine anche la presenza di feldspatoidi come nefelina, analcime, cancrinite e sodalite.

Le principali rocce della famiglia dei gabbri sono:

Gabbro (s.s): augite + Ca-plagioclasio.
Olivin-gabbro: augite + olivina + Ca-plagioclasio.
Troctolite: olivina + Ca-plagioclasio.
Norite: ortopirosseno (hyperstene) + Ca-plagioclasio.
Anortosite: Ca-plagioclasio.

I gabbri sono costituenti fondamentali della crosta oceanica, e sono comuni in moltissimi complessi ofiolitici. Sono rocce comuni nelle zone rift, dove si rinvengono nelle zone laterali del rift stesso. Si possono formare anche per processi di cumulo in complessi mafici stratificati, in questo caso vengo detti ortocumuliti a plagioclasio e pirosseno.

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Gabbro ad Augite. Immagine tratta da Sand Atlas.




Bibliografia



Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte da:
• Le Maitre, R. W., Streckeisen, A., Zanettin, B., Le Bas, M. J., Bonin, B., & Bateman, P. (Eds.). (2005). Igneous rocks: a classification and glossary of terms: recommendations of the International Union of Geological Sciences Subcommission on the Systematics of Igneous Rocks. Cambridge University Press.
• Middlemost, E. A. (1985). Magmas and magmatic rocks: an introduction to igneous petrology (pp. 1-266). London: Longman.
• Williams, H., Turner, F. J., & Gilbert, C. M. (1982). Petrography: An introduction to the study of rocks in thin section. WH Freeman and Company.

Foto
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Grossi cristalli di augite. Immagine a N//, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasi completamente alterati. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasi completamente alterati. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasi alterati. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite. Immagine a N//, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasi alterati. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasi alterati. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)
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Grossi cristalli di augite e plagioclasio interstiziale. Immagine a NX, 2x (lato lungo = 7mm)